Con un documento di cinquanta pagine, i vescovi calabresi chiudono le porte della Chiesa alla ‘ndrangheta. Secondo quanto riferisce La Repubblica, nel documento i presuli precisano che d’ora in poi i mafiosi non potranno essere padrini di battesimo o cresima né testimoni di matrimonio, e che i loro funerali saranno celebrati “in forma semplice, senza segni di pomposità, di fiori, canti, musiche e commemorazioni”. A chi fa parte della criminalità organizzata dovrà poi essere vietata la “partecipazione attiva alle feste religiose”, mentre l’organizzazione delle processioni dovrà essere controllata da una commissione diocesana e ottenere il nulla osta del vescovo nei casi in cui ci possa essere il rischio di infiltrazioni illecite. Il tutto servirà ad evitare che le “manifestazioni genuine di pietà popolare” diventino “appannaggio delle famiglie ‘ndranghetiste del luogo, che mirerebbero soltanto a favorire la loro esteriore rispettabilità o, ancora peggio, i loro interessi economici e di potere”. (Notizia su La Repubblica)

 
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