Angelino Alfano

Angelino Alfano, ministro dell’Interno

Nessuno può dire se il rapimento dei quattro italiani in Libia possa essere attribuito alla lotta agli scafisti. E’ quanto ha affermato ieri il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ai microfoni di Sky Tg24. A chi gli chiedeva se dietro il sequestro dei quattro dipendenti della Bonatti potesse essere una richiesta di scambio con scafisti detenuti, Alfano ha risposto: “Non credo che possiamo escludere una pista, ma facciamo lavorare chi ha titolo a farlo e a farlo nel silenzio”. In serata poi il Viminale ha precisato in una nota che Alfano “non ha accreditato alcuna ipotesi di scambio con scafisti” ma “si è limitato a non escludere nessuna pista”, ribadendo che “l’unica cosa esclusa è che si tratti con gli scafisti”. Intanto sulla questione è intervenuto anche Alaa Al Queck, il portavoce di Fajr Libya – la milizia islamista che ha imposto un Governo parallelo a Tripoli – il quale in serata ha fatto sapere che il suo gruppo “non è dietro il rapimento dei quattro italiani”. “Non siamo stati noi a rapirli, ma presto saranno liberi”, ha spiegato, “non sappiamo chi li ha presi – ha detto Alaa Al Queck – ma sappiamo che gli italiani si trovano nel sud-ovest” del Paese “e che entro dieci giorni saranno liberi”. Sulle motivazioni politiche del sequestro o sull’eventuale pagamento di un riscatto, Al Queek ha aggiunto: “Ignoriamo i rapitori e dunque non ne conosciamo il motivo del gesto, ma quando lo sapremo lo riveleremo”. (Notizia su Ansa, AGI, La Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa, Il Sole 24 Ore)

 
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