L’Ilva di Taranto vuole patteggiare al processo “Ambiente svenduto” sul disastro ambientale consumato ai piedi del siderurgico più grande d’Europa. Una decisione clamorosa che tuttavia è coerente con le decisioni dei governi degli ultimi anni, che per far fronte alla situazione ambientale emersa dall’inchiesta, hanno fatto ricorso per sette volte a decreti d’urgenza e aggiornato l’AIA, l’autorizzazione integrata ambientale. Questa mattina all’udienza preliminare a carico di 52 imputati, di cui 3 società, per il disastro ambientale di Taranto, il professor Filippo Sgubbi e l’avvocato Angelo Loreto hanno chiesto al GUP Vilma Gilli un rinvio in attesa che il ministero per lo Sviluppo Sconomico autorizzi il patteggiamento della pena. L’Ilva, ora in amministrazione controllata ed affidata ai commissari del Governo, è accusata di associazione per delinquere, reati ambientali, reati contro la pubblica amministrazione come corruzione in atti giudiziari e due omicidi colposi per la morte di due lavoratori nel 2012. Nel caso in cui il Mise autorizzi i legali a patteggiare, nelle prossime udienze accusa e difesa definiranno l’entità della sanzione amministrativa e pecuniaria da sottoporre al giudice. (Notizia su La Repubblica, La Gazzetta del Mezzogiorno)

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